venerdì 13 febbraio 2015

Maldonado

Plaza de armas - Maldonado
La nostra prossima tappa è Maldonado, cittadina vicino a la famosa Punta de l'Este, l'attrazione turistica per ricconi di ogni parte del mondo caratterizzata da grattacieli, alberghi a 5 stelle e casinò dove noi, ovviamente, non abbiamo intenzione di soggiornare ma che per curiosità vogliamo andare a conoscere. A Maldonado, fortunatamente, abbiamo un contatto di cuchsurfing, questa volta andiamo sul sicuro, non dobbiamo metterci a cercare ostelli e confrontare prezzi. Lau e Maxi sono una coppia sulla trentina, lei insegnante di inglese in un istituto privato, lui bagnino, entrambi appassionati di musica e danza, vegetariani, grandi lettori e, ad essere onesti, non molto comunicativi. Sono, però, persone dal cuore grande, ci danno una camera dove poter dormire sonni tranquilli e ci dedicano un pomeriggio per portarci a conoscere la città e i numerosi centri culturali e sportivi che offrono alla cittadinanza corsi e incontri gratuiti. 
Plaza Torre del Vigìa - Maldonado
centro culturale - Maldonado
catedral San Fernando - Maldonado
La cittadina non è gran cosa, ma ha l'aria di una città dove si possa vivere bene tutto l'anno, con parchi, piazze e una fervida vita culturale; salta all'occhio la piazza principale, la chiesa e i palazzi governativi completamente dipinti di rosa. Altro punto a favore è la spiaggia a pochi passi; siamo sul limite tra il Rio de La Plata e l'Oceano Atlantico, acqua fresca e spiagge chilometriche.
Spiaggia - Maldonado














Piriapolis
La Mano - Punta del Este
La prima giornata la dedichiamo interamente alla spiaggia e al relax, mentre i due giorni seguenti ci avventuriamo per due escursioni: Piriapolis, altro paesino sulla costa con tanto di porticciolo e colline piene di sentieri, e  la famosa Punta del Este in un giorno grigio, fresco e caratterizzato da pioggerellina; Punta del Este è bella sola guardando verso il mare, lasciandosi alle spalle l'orrore dei grattacieli.
Rambla - Punta del Este

Guardando il mare - Punta del Este
Qui ci incontriamo con un amico colombiano, Leo, conosciuto a Esquel nel nostro precedente viaggio in Patagonia Argentina; fa sempre piacere ritrovarsi con vecchie conoscenze e scambiarsi racconti di vita e nuove esperienze, ti fa sentire cittadino del mondo. L'ultima sera che siamo ospiti da Lau e Max andiamo a vedere un concerto di uno dei gruppi di Max in un bel locale del centro, la Brujas.
La mattina seguente cambiamo ospiti, i due silenziosi ragazzi devono ospitare la famiglia di Lau e noi siamo costretti a cambiare casa e lasciare il bel ordinato quartiere; anche i nostri nuovi ospiti sono vegetariani, peggio praticamente vegani, molto giovani, Cami 23enne e Gonzalo 28, stanno insieme da una vita e vivono fuori del centro in un quartiere popolare, completamente diverso dal precedente.
Cami y Gonzalo
Hanno una casa fatta con le loro mani nel giardino della famiglia di lei, un piccolo orticello e sostanzialmente vivono con i soldi che guadagnano durante la stagione estiva come camerieri potendo passare il resto dell'anno a praticare sport e inventandosi piccoli espedienti quando sono necessarie due lire in più...insomma "unos vagos" come loro stessi si definiscono. Nonostante siano sicuramente molto più comunicativi degli altri couch, nemmeno con loro entriamo completamente in sintonia, sono un po' troppo radicali nel modo di difendere la propria dieta e la propria maniera di vivere e in più pieni di controsensi, uno non può essere vegano e bere litri di coca cola…Ad ogni modo la passiamo bene anche con loro, è pur sempre interessante confrontarsi con persone differenti; inoltre siamo uniti dall'amore per i gatti e il loro cucciolino è veramente il top.
Il culmine è la domenica, giornata di escursione a full, iniziamo con una passeggiata per il mercato
Punta Ballena
per poi seguire per Punta Ballena, Punta del Este,  Josè Ignacio y
Casa Pueblo - Punta Ballena
la Barra finendo con un bel metro di pizza gentilmente offerto da Gonzalo. Da raccontare il tuffo di Andrea da uno scoglio di Punta Ballena, mezzora di preparazione per un tuffo inquadrabile con Gonzalo che lo aspettava dentro l'acqua per registrarlo con la Go Pro.


il tuffo
Finito il nostro tempo a Maldonado, dove abbiamo passato gradevoli giornate in compagnia di queste due coppie molto differenti da noi ma non per questo meno gradevoli, ci dirigiamo il lunedì mattina alla stazione degli autobus per intraprendere il viaggio che ci porterà di fronte ad una nuova avventura come Helpx in una posada a Punta Rubia, a un km dalla più famosa La Pedrera (Rocha).

giovedì 15 gennaio 2015

Montevideo

Sono già due mesi che siamo in Uruguay, un mese e mezzo a La Pedrera, a La casa de la Luna, una Posada dove stiamo lavorando come cuochi, e ancora non vi abbiamo raccontato quasi nulla di ciò che abbiamo visto e vissuto fino ad ora; chiediamo scusa, prendiamo un bel respiro e proviamo a ripercorrere la strada fino a qui intrapresa. 
Ripartiamo dal 12 Novembre, giorno che siamo partiti da Colonia in direzione della capitale della Repubblica Orientale del Uruguay.



Montevideo è l'unica città veramente degna di questo nome di tutto l'Uruguay; qui vi abita più della metà della popolazione uruguaya, vi sono le sedi politiche e amministrative nazionali, praticamente tutte le università pubbliche, il porto commerciale internazionale e si concentrano la maggioranza delle aziende del paese. 
Arriviamo nella "grande capitale" a metà pomeriggio; non abbiamo ricevuto nessuna risposta positiva dai vari couchsurfer che abbiamo contattato nei giorni precedenti per cui ci dirigiamo direttamente al punto di informazione turistica per farci dare una lista dei vari ostelli con rispettivi numeri telefonici, compriamo un chip nazionale e ci attacchiamo al telefono alla ricerca di una sistemazione economica ma centrale. Scegliamo il Planet Hostel, un ostello modesto ma accogliente con un'ottima posizione centrale e un prezzo più che accettabile.
Montevideo a prima vista non ci conquista, molto grigia, poco curata e alquanto sporca; purtroppo la prima impressione viene confermata dal tour gratuito del centro storico che effettuiamo la mattina seguente. 
La ragazza, una studentessa di turismo, che ci accompagna per le strade della città vecchia è simpatica e molto preparata ma ciò che c'è da vedere non è altrettanto interessante. Una volta ottenuta l'indipendenza il popolo uruguayo ha distrutto praticamente tutte le strutture spagnole e portoghesi lasciando solo alcuni accenni di ciò che doveva essere una volta l'architettura coloniale: un arco all'entrata della pedonale con dietro un'orrendo edificio gigantesco, un teatro, un paio di fontane e poco di più. Al loro posto sono stati costruiti vari palazzi dallo stile neoclassico misto all'art deco; la verità, però, è che l'unica vera caratteristica che noi riusciamo a cogliere è il grigiore e la mancanza di attrattiva. Il tour si conclude al mercato centrale situato vicino al porto dove inevitabilmente veniamo investiti dai deliziosi profumi dei vari ristoranti che cucinano alla griglia svariate qualità di carne…i prezzi altissimi ci impedisco di godere di queste leccornie e ce ne andiamo a gambe levate prima che lo stomaco abbia la meglio sulla razionalità. Il giorno seguente vogliamo dare una seconda possibilità a questa città tanto decantata da guide turistiche e viaggiatori, affittiamo due biciclette e percorriamo i 20 chilometri di costa della città. 


La biciclettata è piacevolissima, arricchita da un pranzo sulla spiaggia a base di pesce in un baracchino gestito da due simpatici vecchietti, ma anche vista dalla costa la città in se continua a non convincerci. Al ritorno invece di ripercorrere la "Costanera" ci addentriamo per il centro in modo tale da raggiungere anche lo stadio, incredibilmente nemmeno questo visto da fuori piace ad Andrea…proprio non ci sono le vibrazioni giuste.
Tornati in ostello scopriamo che uno dei couchsurfers a cui avevamo scritto tempo addietro ha accettato la nostra richiesta di ospitalità; nonostante il poco entusiasmo per la capitale decidiamo di fermarci più a lungo in modo tale da avere la possibilità di visitare altre zone meno turistiche e di conoscere questa città con gli occhi di chi ci vive, hai visto mai che in questo modo possa cambiare il giudizio finale.

Marco e Fernanda sono una coppia decisamente non convenzionale; dichiaratamente anarchici, vivono in un quartiere periferico in una grande e vecchia casa che aprono a tutti i loro amici come fosse uno spazio comunitario; la porta ha una chiave ma è sempre attaccata in modo tale che chi vuole possa entrare e uscire a piacimento. Marco non ha un lavoro fisso, si prende cura della loro adorabile figlioletta di 3 anni, Emma, cucina tutte le sere per il gruppo di amici, aggiusta computer a casa e a volte compra e vende oggetti vecchi svalutati che trova nei mercati domenicali, mentre Fernanda lavora un paio di giorni a settimana in un chiosco, lo stretto necessario per potersi mantenere senza sottomettersi ai ritmi della società capitalistica. 
Trascorriamo insieme a loro quattro giorni sociologicamente interessanti, caratterizzati da ricchissime cene comunitarie, disparate conversazioni e per Andrea il ritorno alla gioventù…nottate intere a giocare a FIFA.
Durante il giorno approfondiamo la scoperta della città, passeggiando per quartieri più o meno centrali e andando a visitare strutture che avevamo trovato chiuse durante il fine settimana. Interessanti la visita al Palazzo Legislativo con la sua architettura squisitamente europea, la Torre Antel, palazzo modernissimo dalla cui cima si può ammirare tutta la città e la Feria de Tristan Narvaja dove rovistiamo tra libri usati e vecchi oggetti finiti nel dimenticatoio. Nonostante le giornate passate in compagnia di Marco, Fernanda e i loro amici siamo decisamente piacevoli la nostra opinione sulla città in se non cambia di molto e giustifichiamo la sua massiccia popolazione solo con il fatto che nel resto del paese non c'è praticamente nulla se non infinite spiagge, sterminate praterie e fattorie.


E' ora di riprendere il cammino, abbiamo raccolto tutto ciò che Montevideo aveva da offrirci, ora ci aspettano le spiagge di Maldonado e dintorni.


venerdì 28 novembre 2014

Colonia del Sacramento - Uruguay

L'Uruguay è un piccolo paese con circa 3 milioni e mezzo di abitanti che è salito alla ribalta delle notizie internazionali da pochi anni, soprattutto per merito del, ormai quasi fu, presidente Jose Mujica. Sviluppato su un territorio sostanzialmente pianeggiante, ciò che attrae maggiormente di questo paese sono le sue coste; la rinomata e mondanissima Punta del Este, e le più selvagge Cabo Polonio e Punta del Diablo, in testa. Abbiamo deciso di dirigerci in Uruguay in quanto c'è stato descritto come un paese molto tranquillo, dove poter trovare facilmente lavoro ben pagato e per vedere come si vive in un paese con un presidente tanto lungimirante. 
Vi sono, però, alcuni miti da sfatare…
Nonostante Mujica abbia effettivamente intrapreso una strada politica e personale sotto molti punti di vista rivoluzionaria, come ad esempio aver deciso di donare la maggior parte del suo stipendio presidenziale, l'aver depenalizzato l'aborto o statalizzato la marijuana, e l'aver dato maggior impulso alla politica del suo partito nel supportare le classi medio basse, è attualmente contestato da una buona fetta della popolazione. Controversa l'approvazione della costruzione di una mina di ferro a cielo aperto(progetto Aratarì) che, se effettivamente dovesse essere costruita, comporterebbe un inquinamento senza ritorno del più grande e importante fiume dell'Uruguay, Rio de La Plata; così come altre sovvenzioni per implementare lo sfruttamento di terreni agricoli e da pasto che, nonostante diano impulso alla produttività economica del paese, non hanno nessun tipo di accortezza nei confronti del medio ambiente. Altra questione la statalizzazione della marijuana; secondo una legge approvata nel 2012 lo stato "assumerà il controllo e la regolazione delle attività di importazione, produzione, acquisizione di qualsiasi titolo, immagazzinamento, commercializzazione e distribuzione della marijuana o suoi derivati". Ciò comporta che i privati cittadini, se legalmente registratesi, possono coltivare un limitato numero di piante di marijuana per l'autoconsumo e non possono venderla a terzi; la vendita è destinata unicamente allo Stato. La messa in pratica di questa legge non è ancora avvenuta ma vi sono già diverse critiche in merito al fatto che essendo lo Stato il solo a poter commercializzare la sostanza, di fatto non si limiterà il mercato nero e lo spaccio, come invece è avvenuto ad esempio in California dove invece è stato permesso il libero commercio da parte di qualsiasi privato che si registri in quanto produttore e commerciante di cannabis. 
Ciò che più ci colpisce, però, è il fatto che l'Uruguay sia veramente molto caro; affitti, bollette di acqua ed energia, supermercati, trasporti e ostelli hanno prezzi pari a quelli italiani, o poco più bassi, ma gli stipendi sono decisamente inferiori, e non parliamo solo degli stipendi di un cameriere o barista ma anche di insegnanti, autisti, dipendenti pubblici, commercianti ecc ecc, e con molto più bassi si intende circa la metà! Questo, inevitabilmente, implica che la maggioranza della popolazione fatica molto a mantenere una stabilità economica e continua ad esserci una disparità enorme tra una piccolissima percentuale di ricchi e tutti gli altri; occhio non ci sono i poverissimi delle favelas brasiliane o simili, ma famiglie in perenne corsa alla sopravvivenza si. 

Martedì 11 Novembre prendiamo la barca che da Buenos Aires ci porterà a Colonia, Uruguay…siamo pronti per partire alla scoperta di un nuovo paese. Abbiamo deciso di viaggiare con Colonia Express, che consigliamo vivamente a chiunque debba intraprendere questo viaggio in quanto non solo costa praticamente la metà delle altre due compagnie che effettuano questo servizio, ma è anche l'unica che permette di pagare in pesos argentini il che implica un ulteriore risparmio, grazie al cambio non ufficiale, rispetto al dover pagare in euro, dollari o con la carta di credito, cosa a cui ti obbligano le altre due compagnie; poco importa se ci mette mezzora in più e le barche sono più piccole.
La mattina della partenza non siamo molto sereni; l'ostello con il quale siamo in contatto per andare a lavorare da metà novembre non ci risponde da una settimana e in più fino ad ora non abbiamo avuto alcuna risposta positiva dai vari couchsurfing di Colonia del Sacramento e Montevideo che abbiamo contattato! 
Decidiamo di fermarci una notte a Colonia, antico borgo coloniale, sperando che nel frattempo qualcuno da Montevideo ci risponda! Tutti gli ostelli che troviamo in internet sono cari per cui alla fine decidiamo di dirigerci verso il Mi Viejo Hostal, ostello della sorella di un ragazzo di couchsurfing; generalmente non ci piace che qualcuno utilizzi la rete di couch per attrarre clienti paganti ma dato che è l'unico posto dove ci viene offerto un prezzo inferiore ai 10 euro a testa, cediamo! Il posto è veramente brutto e abbandonato a se stesso, ma poco ci importa dobbiamo passarci una notte e andar via! 
  
Fondata nel 1680 dai Portoghesi, Colonia rappresentava un avamposto strategico per la resistenza all'avanzata degli Spagnoli; dopo circa un secolo la città fu definitivamente persa dai suoi fondatori e divenne parte delle colonie della Spagna. L'alternarsi di queste due potenze coloniali ha fatto si che il borgo storico acquisisse una eterogeneità urbana e architettonica unica in questa regione, dove al rigido piano urbanistico a scacchiera, tipico delle colonie spagnole, si è preferito un piano più libero, adattato alle caratteristiche topografiche della zona nonostante la forte influenza delle necessità militari. Data questa sua particolarità, nel 1995 Colonia del Sacramento fu dichiarata patrimonio dell'Unesco.




Le tre ore di passeggiata per il borgo storico sono molto piacevoli, è valsa la pena fermarsi qui una notte per poter fare le cose con più calma!











Mercoledì mattina, dopo aver consumato la colazione in ostello, ci dirigiamo un po' fuori città, sulla statale…tutti ci dicono che fare autostop in Uruguay è molto sicuro e facilissimo, per cui "dale", ritentiamo anche quest'anno con sto dannato autostop!! …purtroppo, come l'anno scorso, non abbiamo fortuna, sarà anche che ci stufiamo presto, per cui dopo un paio d'ore desistiamo e andiamo a prendere l'autobus che in meno di tre ore ci porterà in capitale.









domenica 23 novembre 2014

Avellaneda - Buenos Aires, Argentina




Stadio Juan Domingo Peron,
conosciuto come il Cilindro de Avellaneda,
domenica 9 novembre 2014, 15esima giornata del campionato "Inicial"  
partita Racing Club vs Banfield

Finalmente è domenica mattina e come una domenica che si rispetti si va allo stadio, alzarsi è più che mai complicato visto il sabato di festa, ma per la prima volta Andrea ha la possibilità di andare a vedere il Racing Club, sua squadra del cuore argentina, e non c'è "resaca" che tenga. Ci muoviamo con largo anticipo, prendiamo prima la metro e poi il treno dalla stazione Constituciòn. In meno di mezz'ora siamo alla stazione di Avellaneda, rinominata nel 2013 da un decreto legge "Darìo Santillan y Maximiliano Kosteki" in memoria di due ragazzi che nel 2002 presero parte ad una manifestazione contro il governo argentino e che furono assassinati dalla polizia nella hall della stazione stessa. L'immagine del corpo senza vita di Darìo Santillan fece il giro del paese, e non solo, e fu una molla reazionaria. La stazione è piena di murales che ritraggono i due ragazzi e di scritte contro la polizia assassina.
Avellaneda è un quartiere operaio di Buenos Aires, quando arriviamo noi, all'una del pomeriggio è praticamente deserta e molta sporca. Chiediamo informazioni al benzinaio per raggiungere lo stadio, vaghiamo un po' per le viuzze antistanti fino a trovare un locale che fa al caso nostro, un ristorante bar dove possiamo tranquillamente mangiare un super panino di Bondiola per cercare di rimetterci in piedi dalla reseca della notte precedente… Ad Andrea sembra di esser tornato ai vecchi tempi quando, per a per b o per c, allo stadio si arrivava sempre sbronzi… Fuori del bar facciamo amicizia con un ex capo della tifoseria locale, la Guardia Imperial, un gigante a cui facciamo simpatia, è incredulo che un italiano possa essere del Racing e ci presenta a tutti come i suoi amici italiani.
Mentre siamo seduti a pranzare il locale si riempie di ragazzi, famiglie e vecchietti tutti orgogliosamente con la maglia del Racing, qui in Argentina non si usano molto le sciarpe, tutto il mondo va allo stadio con la divisa della propria squadra del cuore, quasi una seconda pelle. 
Finito di mangiare salutiamo tutti e ci dirigiamo verso "el Cilindro", cresce la tensione, tutto è bianco azzurro, le strade la gente, lo stadio…  eccolo finalmente lo stadio e come un'ombra riflessa un'altro stadio quello dell'altra squadra di Avellaneda, l'Indipendente gli acri rivali del Racing. Questa è una cosa unica al mondo due stadi di due squadre diverse uno affianco all'altro, separati solo da una strada. Manca più di un'ora al fischio d'inizio del match, ma Andrea non sta nella pelle e Giulia vuole sedersi per riprendersi e quindi entriamo… Il nostro settore è dalla parte opposta a dove entriamo e quindi percorriamo gran parte del perimetro esterno della struttura prima di entrare veramente. Ci sono dei tornelli e molte forze dell'ordine ma i controlli sono praticamente inesistenti, sarà perché siamo ai distinti, e i biglietti non sono nominali. 
Saliamo tre rampe di scale e… siamo dentro allo Stadio Jaun Domingo Peron di Avellenada, per Andrea un piccolo sogno che si realizza. Viviamo il pre match osservando i ragazzi che preparano la coreografia, sistemano bandieroni e stendardi, nel frattempo la curva comincia a scaldarsi al ritmo dei tamburi. Quando entrano i giocatori per il riscaldamento si sente il primo boato… All'ingresso in campo delle squadre poco prima dell'inizio della partita dalle gradinate scende un mega stendardo della GUARDIA IMPERIAL, subito dopo dalla curva si srotolano tre gigantesche pezze, due della Guardia e uno dei RACING STONES il secondo gruppo più grande della curva.
Si inizia a cantare, Andrea non smette di riprendere e fare foto alla curva, e mentre sta registrando ecco un'azione ben congegnata dell'Academia (Racing) e GOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLLL!!! 1-0 Racing!

I cori ormai sono tutti boati, i tamburi non smettono di suonare nemmeno un minuto, il primo tempo scorre rapido con qualche altra buona azione del Racing e con qualche pericolo scampato grazie  all'eroe della tifoseria, il portiere Saja. Quando inizia il secondo tempo di nuovo giù tutti gli stendardi, in questa parte si soffre molto di più ma il Banfield non trova mai la mira giusta. All'incirca al 70 esce il Capitano, Diego Alberto Milito e tutto lo stadio gli dedica il coro: "Oe oe oe oe Diego Diego", brividi… Il Racing soffre più del dovuto ma alla fine porta a casa 3 punti importantissimi per continuare il sogno di agganciare la vetta e diventare finalmente campione dopo 13 anni.
Tutto perfetto, il clima, i cori, la vittoria, l'unica nota dolente l'assenza dei tifosi avversari sugli spalti, da due anni ormai in Argentina i tifosi ospiti non possono andare in trasferta, questa misura di sicurezza è stata presa per arginare la delinquenza dilagante negli stadi argentini. La nota positiva è la presenza massiccia di famiglie e bambini allo stadio.
E' stata un'esperienza unica, altro che River, sarà perché l'ho vissuta in maniera diversa, qui son venuto a tifare, davvero ragazzi tanta ma tanta roba… (Andrea)

Torniamo a casa, soddisfatti e stanchi morti, vorremmo solo buttarci a letto e dormire, ma la giornata calcistica non è ancora finita, il nostro ospite vuole vedere il River Plate alla tv per l'immensa gioia di Giulia… Vabbè, non ci resta altro che gufare, e infatti la partita finisce 1-1 e il Racing guadagna due punti sulla capolista, ora si, si può dormire sereni… VAMOS ACADE'!!!!

sabato 22 novembre 2014

Ritorno a Buenos Aires




Il bello di visitare per una seconda volta una città è che ci si possono concedere giornate al di fuori degli schemi "turistici"; passare un'intera giornata passeggiando tra le vie di un quartiere residenziale dove non c'è nessuna attrazione particolare, scoprire e visitare mostre secondarie, uscire la sera con qualche amico in locali che solo i residenti conoscono, insomma sostanzialmente avvicinarsi alla vita dei cittadini perché non presi dall'affanno di voler visitare tutto ciò che inevitabilmente c'è da visitare.
E' passato poco più di un anno e siamo pronti per tornare alla tanto amata Buenos Aires! Da Rosario parte un autobus per la capitale all'incirca ogni 40 minuti e il viaggio dura solamente 4 ore; con grande calma andiamo in autostazione verso le 15.30, facciamo il biglietto, mangiamo un'insalata al volo e alle 16.50, partiamo. A differenza dell'anno scorso che avevamo soggiornato in ostello, abbiamo ben due contatti di couchsurfing, Maru che vive a Recoleta e Mario che sta a Palermo; abbiamo preferito dividere in due la permanenza per non pesare troppo solo su un ospite e allo stesso tempo permetterci una settimana piena in capitale. Con Maru, la prima ad ospitarci, siamo d'accordo di vederci direttamente a casa sua per le 21.30, Recoleta è un bellissimo quartiere del centro, molto ben collegato da autobus e metropolitana, non dovremmo avere nessuna difficoltà a raggiungere casa sua! 
A causa delle forti piogge dei giorni precedenti molte zone della provincia di Buenos Aires sono state inondate ma, da quanto ci viene detto in autostazione, ormai non dovrebbero esserci più problemi e il viaggio dovrebbe essere regolare…dovrebbe, e invece, come spesso accade in Argentina, arriva la brutta sorpresa! Tra lavori in corso e strade inondate bisogna fare diverse deviazione e alla fine arriviamo a Buenos Aires alle 2 del mattino…ben 5 ore di ritardo!!! Ormai la metropolitana è chiusa e gli autobus hanno tempi di attesa molto lunghi per cui siamo praticamente obbligati a prendere un taxi, anche perché la povera Maru dovrà svegliarsi per aprire la porta di casa e non ci sembra il caso di rischiare di arrivare con un'altra ora di ritardo…per i nostri canoni è un salasso ma che possiamo farci! 

I tre giorni passati a casa di Maru saranno pieni di cultura e politica! Maria Eugenia, questo il suo nome completo, è una dottoranda in sociologia, affamata di libri e appassionata di politica…nelle ore che riusciamo a passare insieme ci accompagna alle sue librerie preferite e parleremo moltissimo di socialismo, economia, politica argentina e internazionale e chi più ne ha più ne metta…ovviamente il tutto condito dalla nostra cucina casalinga. Durante il giorno Maru lavora mentre noi ci dedichiamo a lunghe passeggiate per le splendide zone di Recoleta, i parchi di Piazza Francia, Palermo basso e il centro con l'immancabile Florida dove, come sempre, andiamo a cambiare i soldi al "cambio blu". Conosciamo anche il quartiere Belgrano dove l'anno scorso non eravamo stati; una zona residenziale medio-borghese ma che accoglie el barrio chino, poco più di due strade dalla pittoresca entrata con arco tipicamente cinese.

Le giornate sono piene di sole, calde ma non troppo, con un bel vento leggero che rinfresca anche le ore più a rischio, la città ribolle di arte con diverse esposizioni all'aria aperta e tutto ai nostri occhi è meraviglioso! Sotto consiglio della nostra ospite andiamo a visitare il MALBA, museo di arte latino americana; l'esposizione permanente è molto ben curata e il ragazzo che fa da guida gratuita espone un'interessantissima spiegazione cultural-sociologica-politica delle opere esposte, ma ciò che più ci rapisce è l'esposizione temporanea dedicata a Berni (http://www.malba.org.ar/evento/antonio-berni-juanito-y-ramona/), un artista poliedrico fino ad ora a noi sconosciuto e che consigliamo vivamente di andare a scoprire! Intanto un piccolo assaggio: 





L'ultima sera che passiamo assieme andiamo, insieme ad un'amica di Maru, a mangiarci una tipica "picada", ovvero tagliere misto, in un bel localino frequentato da studenti e artisti vari…un ottimo modo per salutarsi!

Il giorno dopo, verso le sette di sera, ci troviamo con Mario, il secondo ospite di couchsurfing, un informatico trentanovenne, originario di Jujuy e, con grande dispiacere di Andrea, fanatico del River. Nonostante le differenze calcistiche ci troviamo subito in sintonia e addirittura ci da alcuni consigli su dove andare a comprare i biglietti per la partita di domenica del Racing. Sabato vorremmo andare a fare un giro in bicicletta per i parchi del centro ma a causa di una festività dei lavoratori della municipalità  il servizio gratuito di noleggio biciclette è chiuso…la biciclettata si trasforma in una passeggiata; vorremmo andare a conoscere la costanera nord ma ci perdiamo per la zona dell'aeroporto nazionale in mezzo ad autopiste giganti e traffico per cui desistiamo, prendiamo un autobus e ci dirigiamo nuovamente verso il centro, non ci stanchiamo mai di passeggiare per i viale alberati della zona Tribunales.

La sera Mario ci propone di andare in un "bolice" , in pratica una piccola discoteca, in modo da farci vivere una tipica serata da portenos (abitanti di Buenos Aires) Mentre Mario va a giocare a calcio noi gli prepariamo una cenetta leggera a casa, un paio di birre in modo da non spendere troppo una volta
fuori e alle due di mattina usciamo…orari decisamente allungati rispetto a quelli a cui siamo abituati. Tra balli folli e fernet-cola fino alle quattro del mattino, il risveglio della domenica è piuttosto complicato, ma abbiamo un appuntamento importante che ci aspetta...alle quattro gioca il Racing!
Approfittiamo dell'occasione per conoscere Avellaneda, un quartiere periferico di operai e lotte civili! Prima di entrare allo stadio ci mangiamo l'immancabile panino gigante con bondiola (bistecca di maiale) che ci da un po' di forze! Torniamo a casa stanchissimi ma molto soddisfatti, il Racing ha vinto 1a 0.

Lunedì è una giornata un po' grigia e accusiamo la stanchezza dei giorni precedenti per cui dopo una passeggiata mattutina verso ora di pranzo torniamo a casa e collassiamo praticamente tutto il pomeriggio! Verso le sette usciamo nuovamente, questa volta è il turno del regalo di Giulia e sotto consiglio del super informato Mario, andiamo a San Telmo prima a cena e poi a vedere un bellissimo spettacolo di tango. Una volta arrivati scopriamo con una punta di delusione che lo spettacolo è solo musicale, non prevede ballerini professionisti ma solamente milonga, ovvero chiunque voglia ha a disposizione uno spazio dove ballare…la banda, però, è talmente brava che la punta di delusione sparisce in pochi secondi trasformati in vera estati conditi da applausi da far bruciar le mani… 



Martedì mattina usciamo molto presto e ci avviamo al porto da dove prendiamo la barca per andare a Colonia, Uruguay…un nuovo paese ci aspetta. 
VAMOSSSSSSSSSSSSSSSSSS!!!!